FVG Pride 2021

Manifesto

04.09.2021

Gorizia—Nova Gorica

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Manifesto FVG PRIDE 2021

L’associazione FVG Pride Odv, supportata e in collaborazione con numerose altre Associazioni del territorio  friulano e giuliano, indice un nuovo Pride per l’anno 2021, che consisterà in un denso calendario di incontri organizzati in tutta la regione e che culminerà in una marcia finale con presa della piazza, al fine di far sentire,  ancora una volta e sempre più forte, la nostra voce, eco delle nostre esistenze sempre più a rischio.

L’anno 2020 è stato un anno difficile per tutt*. Il confinamento come misura di contenimento della pandemia di COVID19 ha avuto un profondo impatto a diversi livelli su tutta la società, colpendo specialmente coloro che sono più vulnerabili. Questo è il caso delle persone LGBTQIA+, più esposte alla discriminazione, alla precarietà lavorativa, all’invisibilità e alla violenza domestica procurata da quei nuclei familiari che non  accettano la loro identità e con i quali sono state costrette a convivere confinate. Le conseguenze di questo  periodo di lockdown hanno lasciato un profondo segno nella nostra comunità che, però, ha dimostrato la sua  coesione soprattutto nel sostegno reciproco fornito ai propri membri a fronte dell’indifferenza istituzionale.

Potremmo anche dire che il riconoscimento dei nostri diritti a livello nazionale sia stato confinato dal 2016, anno nel quale la legge 76/2016 ha creato un istituto giuridico apposito, e di conseguenza discriminante, con cui tutelare alcuni diritti delle coppie omosessuali.

Per quanto la politica si definisca inclusiva e sensibile alle tematiche di discriminazione delle minoranze, la realtà dei fatti è nettamente diversa: noi persone lesbiche, gay, bisessuali, transessuali o transgender, non-binarie, queer o questioning, intersex, asessuali o che, in qualsiasi modo e grado, non ascriviamo i nostri corpi e le nostre identità nei ruoli o nelle norme sociali dettate dal cissessualismo e dall’eterosessimo,  noi siamo ancora oggi cittadin* di serie B non legittimat* al matrimonio e alla genitorialità; ancora oggi siamo  consapevoli e percepiamo il pericolo per la nostra incolumità quando camminiamo per strada, da sol* o con  l* nostr* partner – la cui cruenta conferma ci è stata data, in tempi recenti, dalla tragedia di Ciro e Maria Paola  Gaglione, il pestaggio in piazza Bellini, fatti accaduti a Napoli a settembre 2020, o l’aggressione nella stazione Valle Aurelia a Roma lo scorso febbraio. I dati delle recenti inchieste pubblicate sul tema delineano un diffuso clima di odio nei confronti  delle persone LGBTQIA+ in Italia: ancora oggi siamo bersaglio di aggressioni fisiche, insulti e discorsi di odio  volontari o involontari fondati sulla nostra identità sessuale. Da giugno a dicembre 2019 sono state raccolte  dal Centro Risorse LGBTI 672 segnalazioni di crimini d’odio o altri atti motivati da odio omolesbobitransfobico  in tutto il territorio nazionale. Le persone intervistate riferiscono, nella maggior parte dei casi, di aver subito ingiurie,  insulti o minacce, perpetrate nei luoghi pubblici, spesso da branchi, o in famiglia; e tre persone su quattro non  denunciano per mancanza di fiducia nelle istituzioni o per paura.

Questa situazione di paura e sfiducia nelle istituzioni non deve stupire se si pensa che è da questa stessa  politica che sorgono campagne di comunicazione fondate sul pregiudizio, campagne che hanno il preciso  scopo di diffondere nella popolazione informazioni false e di alimentare la discriminazione. Un ulteriore  esempio è dato dall’iter sul d.d.l. Zan, la cui discussione e i cui emendamenti già presentati lasciano poco  spazio all’interpretazione sul fatto che in Italia l’odio omolesbobitransfobico non è ancora riconosciuto da una  parte della politica come un fenomeno reale, pericoloso e ben delineato nelle sue manifestazioni, e i «giocosi»  paragoni tra le discriminazioni che può subire una persona per  il proprio orientamento sessuale o identità  di genere con gli insulti subiti per via della calvizie o la canizie confermano che non solo il fenomeno non si  conosce, ma soprattutto che manca la volontà di conoscerlo e di accettarlo.
Per quanto riguarda la nostra Regione, nessun passo avanti è stato fatto dal 2017; anzi, potremmo persino  parlare di passi indietro pensando a fatti che ormai ben conosciamo: le uscite dalla Rete Ready, il mancato  finanziamento del progetto “A scuola per conoscerci”, il mancato riconoscimento dell’identità alias nei diversi  enti pubblici – tutte azioni intraprese sotto il pretesto di dare un taglio alla propaganda ideologica, ma che di fatto negano le nostre problematiche specifiche e i nostri bisogni di tutela mirata, scegliendo invece la linea  politica di paesi come la Russia, paesi che utilizzano la locuzione «propaganda ideologica» come deus vult per perseguitare e criminalizzare l* attivist* e per negare l’esistenza delle persone transgender, transessuali e non binarie. Quest’onda di politiche apertamente omolesbobitransfobiche ha cominciato a diffondersi, in maniera preoccupante, come una vera e propria pandemia per diversi Paesi Europei fra i quali l’Ungheria, che ha negato il riconoscimento anagrafico alle persone transessuali, e la Polonia, con le preoccupanti  neo-instaurate «LGBT free zones». Nel resto dell’Unione, così come in Italia, troviamo invece non poch*  rappresentant* politic* che, se non simpatizzano apertamente con tali politiche, non vi si oppongono e vi assistono in complice silenzio.

Questa «pandemia» di odio omolesbobitransfobico ha persino contagiato parte della stessa nostra comunità  che utilizza la propria voce per negare l’esistenza delle persone transessuali o transgender e che si impegna  affinché queste non vengano riconosciute e tutelate né dalla legge né negli spazi sociali e associativi,  rinforzando l’odio e i pregiudizi contro i quali la nostra comunità lotta da anni.

Parlando di pandemie, non possiamo non ricordare che nel 2021 ricorreranno i 40 anni dall’uscita del famoso  articolo del “New York Times” che portò finalmente l’attenzione dell’opinione pubblica sull’epidemia dell’ AIDS.  La nostra comunità venne messa a dura prova:  quasi un’intera generazione fu persa e, insieme a* attivist* del  momento, furono persi anche molti passi avanti fatti verso il riconoscimento dei nostri diritti.

Molte battaglie sono state combattute e vinte dalla nostra comunità, battaglie che hanno migliorato la vita di  milioni di persone, ma questo periodo storico più che mai ci sta dimostrando che i traguardi raggiunti non  sono assicurati. Dobbiamo perseverare nelle nostre lotte per difendere e garantire le nostre tutele e i diritti che  ci sono stati riconosciuti, ma è ancora lungo il cammino per un mondo dove tutte le persone della comunità  LGBTQIA+ possano vivere con pari dignità, libere da ogni oppressione e discriminazione. E questo traguardo  non sarà tagliato finché le minoranze, di qualsiasi tipo, saranno oppresse dallo stato attuale delle cose. È  questo il motivo per cui la nostra lotta è una lotta intersezionale, non possiamo più ragionare in compartimenti stagni, quando parliamo di diritti LGBTQIA+ parliamo di diritti di tutt*. Le nostre identità sono complesse e attraversate da oppressioni che hanno ciascuna la propria differente matrice ma che si cumulano in una somma che è maggiore delle parti. Lottare per il riconoscimento e il benessere di una persona vuol dire prima  di tutto riconoscere i diversi tipi di oppressione che la persona subisce e operare su ciascuna secondo le sue  specificità. Per questo i diritti de* lavorator*, la lotta antirazzista, i femminismi, l’antifascismo e ogni altra forma  di lotta alla discriminazione sono lotte LGBTQIA+ e viceversa. Non saremo mai davvero liber* finché qualcun*  rimane indietro, perciò non possiamo non alzare la nostra voce contro qualsiasi altra forma di discriminazione o sopruso, né rimanere impassibili mentre vengono abolite le buone pratiche antidiscriminatorie, di inclusione e di convivenza civile.

Per questo noi persone LGBTQIA+ dobbiamo evidenziare anche ciò che stanno subendo, negli ultimi anni e specialmente col diffondersi del COVID19, tutte le persone migranti giunte in Italia. Dopo che il precedente  governo si è tenacemente impegnato nello smantellamento dell’accoglienza diffusa, queste persone – lo ripetiamo perché non si dimentichi che di persone si tratta – si ritrovano ora rinchiuse, proprio come  detenut* e senza un valido motivo, in veri e propri campi di prigionia che prendono il nome di CPR, di cui un  esempio abbiamo in regione, a Gradisca d’Isonzo.

Questa è solo una scarna sintesi di tutto ciò che ci anima e ci spinge nuovamente a lottare. Questo momento di incertezza e precarietà, di confinamenti e pandemia, ci esorta a mettere in gioco le nostre esistenze e a portare al centro dell’opinione pubblica le nostre istanze.

Per creare insieme un mondo equo in cui tutt* siano liber* di essere sé stess* e vivere in armonia, con dignità e senza il timore di rappresaglie o discriminazioni, FVG Pride chiede:

Riconoscimento Legale

Matrimonio egualitario

La legge n. 76/2016 (nota come legge Cirinnà) è una legge apartheid in quanto riserva alle coppie formate da persone dello stesso sesso un istituto “esclusivo”. Il matrimonio civile resta vietato per le persone che vivono  una relazione non-eterosessuale. Questa norma ha di fatto legittimato la discriminazione fondata sull’orientamento  sessuale e l’identità di genere, rendendo esplicita l’impostazione ideologica sulle nostre relazioni di coppia e famiglie. Non siamo più dispost* a tollerare di essere cittadin* di serie B. Che lo Stato italiano introduca una legge che estenda il matrimonio civile anche alle coppie in una relazione non-eterosessuale.
Esigiamo, in attesa di una legge che finalmente garantisca il matrimonio egualitario, che i matrimoni contratti all’estero  da cittadin* italian* o cittadin* italian* e stranier* siano trascritti nei registri dei matrimoni dei nostri Comuni e non nei  registri delle unioni civili tra persone dello stesso sesso, degradandoli in un istituto diverso e meno tutelante rispetto al matrimonio civile.

Adozione

Che lo Stato italiano consenta, secondo criteri omogenei, l’adozione di minori anche da parte di persone singole e di coppie, a prescindere dall’identità di genere e dall’orientamento sessuale. Che lo Stato italiano altresì garantisca  ad ogni genitore di riconoscere alla nascita le proprie figlie e i propri figli, anche di quelle e quelli nati all’estero,  in modo che entrambe le figure genitoriali, e non solo il genitore biologico, siano riconosciute e chiamate alla  responsabilità verso le figlie e i figli. Chiediamo altresì, allo Stato italiano, il diritto all’adozione piena e legittimante da  parte del genitore sociale, anche nei casi di una separazione della coppia genitoriale.

Legge contro l’omolesbobitransfobia (d.d.l. Zan)

Chiediamo che il disegno di legge Zan-Boldrini venga approvato dal Parlamento, ma con delle sostanziali modifiche  rispetto alla versione attuale per non diventare l’ennesimo esempio di compromesso al ribasso. Così com’è, infatti, il d.d.l Zan-Boldrini è una legge zoppicante. È necessario vietare esplicitamente le terapie riparative: la letteratura  scientifica ha ampiamente dimostrato che tali “terapie” non hanno alcun fondamento scientifico e che, invece di portare beneficio, risultano deleterie per la salute mentale e fisica di chi vi si sottopone. Si deve inoltre vietare la propaganda di stampo omolesbobitransnegativo. L’omofobia non è un’opinione e non si può reclamare per sé il  diritto di discriminare una fascia di popolazione.

Autodeterminazione e riconoscimento delle persone transgender, non-binarie, queer e intersex

Lo Stato deve riconoscere il diritto all’identità di genere e all’autodeterminazione delle persone transgender, non-binarie, queer e intersex.
In attesa che il genere non sia più un’informazione rilevante per la definizione di una persona, desideriamo in primo  luogo l’aggiornamento dei campi dei documenti anagrafici: vogliamo che non si parli più di “sesso” ma di “genere”  anche nei documenti e che sia prevista almeno una terza opzione per le individualità che non si riconoscono nel  binarismo di genere o la cui realtà fisiologica e fenotipica non sia ascrivibile a uno dei due poli. La rettifica dei dati  anagrafici per le persone transgender o non-binarie, inoltre, deve essere svincolata dalla volontà di sottoporsi o meno  a trattamenti medici ormonali o chirurgici.

Regolamentazione del lavoro sessuale

Il sex work (lavoro sessuale) volontario fra persone adulte e autodeterminate deve essere decriminalizzato. Lo stato  non può continuare ad ignorare una realtà che coinvolge migliaia di lavorator* e milioni di clienti abbandonando tutto  ciò nell’illegalità. A chi svolge volontariamente questo lavoro lo Stato deve garantire il diritto al welfare, alla salute e alla  sicurezza, nel rispetto dei Diritti Umani e della Dignità come per ogni altr* lavorator*. Dal momento che la maggioranza  dell* sex workers in Europa sono persone migranti in situazione di vulnerabilità e che si confrontano ogni giorno con  la violazione dei loro diritti umani a causa delle leggi sull’immigrazione, delle leggi contro la prostituzione e di politiche  ostili verso le persone LGBTQIA+, è urgente garantire supporto all* sex workers, garantendo che queste persone non  subiscano una multipla discriminazione a causa della loro situazione di persone migranti, rifugiate o LGBTQIA+, per  assicurare accesso alla giustizia, all’ottenimento dei documentie al lavoro, togliendol* dalla clandestinità. Il sex work  può essere decriminalizzato senza rinunciare alla lotta alla tratta, allo sfruttamento e ad ogni aspetto di violenza, che  invece vanno colpiti duramente.

Garanzia dell’identità alias negli Enti Pubblici

Ogni Ente Pubblico o Pubblica Amministrazione, comprese le Università degli Studi di Udine e di Trieste, deve  garantire l’identità alias per il proprio personale e per l* studenti transegener e/o non binari*. Essa consiste nell’avere il proprio nome e il proprio genere di elezione al posto dei rispettivi dati anagrafici in ogni documento o indirizzo, fisico o digitale, in cui essi appaiono. Il dead-naming, ossia la pratica di rivolgersi  volontariamente a una persona tramite il nome anagrafico abbandonato anziché con il nome di elezione, deve essere  scoraggiata e perseguita.

Modifica legge N. 40/2004

Chiediamo che sia abrogata la legge n. 40/2004 allo scopo di garantire l’accesso alla procreazione medicalmente  assistita (PMA) a tutte le persone, singole o in coppia, indipendentemente dall’identità di genere e dall’orientamento  sessuale.
Chiediamo altresì che lo Stato italiano approvi una legge che regolamenti la pratica della Gestazione per altri  nell’ottica della tutela di tutti i soggetti coinvolti e della difesa e sostegno dell’autodeterminazione della persona,  laddove siano coinvolte persone adulte consenzienti, singole o in coppia, le quali decidono di intraprendere un percorso non lesivo della dignità e della libertà di tutte le parti, così come già avviene in altri Paesi come, ad esempio, Regno Unito, USA o Canada.

Libertà di scelta riguardo il cognome

L’obbligatorietà e la tradizione automatica del cognome del padre all* figli* della coppia è un lascito di una società  patriarcale e maschilista che non dovrebbe più appartenerci. Chiediamo dunque che, al momento della dichiarazione  di nascita, sia garantita la libertà di scegliere il cognome dell* figl* tra quello dei genitori e che sia compresa l’opzione  di dare entrambi i cognomi nell’ordine preferito.

Prevenzione delle discriminazioni e contrasto alla omolesbobitransnegatività

Garanzia dell’educazione alle differenze

Il primo passo per la comprensione è l’educazione. È triste constatare che, anche ai nostri giorni, sono tantissime  le persone che non sanno a cosa ci si riferisca con le parole lesbica, gay, bisessuale, transessuale, transgender,  non-binario, questioning, queer, intersex e asessuale e una costante conferma viene dalla lingua dei giornali e dell*  giornalist*. Riteniamo, dunque, inderogabile che lo Stato fornisca all* propr* cittadin* gli strumenti culturali base per  comprendere cosa siano le minoranze sessuali discriminate e a quali rischi vanno incontro. Chiediamo che nei piani dell’offerta formativa delle scuole pubbliche sia garantita una vera educazione all’affettività  e alla sessualità, così come alle differenze, attuata di concerto con i soggetti competenti e adeguata all’età dell*  studenti, che coinvolga anche le famiglie, improntata sui principi democratici del rispetto e dell’accoglienza di ogni  diversità.
Che il personale delle scuole pubbliche accolga e valorizzi tutte le esperienze familiari di provenienza dell* alunn* e che al corpo docente e amministrativo delle scuole sia offerta la formazione necessaria per trattare con rispetto l* studenti LGBTQIA+.
Ricordiamo alla Regione FVG che il progetto “A scuola per conoscerci” si è dimostrato, nei suoi 12 anni di vita, uno  strumento utile nella prevenzione e nel contrasto del bullismo omolesbibitransfobico nelle scuole della Regione e esigiamo che, in mancanza di altri strumenti che si dimostrino più efficaci, la Regione torni a finanziarlo. Nella stessa maniera sollecitiamo che al resto de* dipendenti pubblic* e in particolare ai lavorator* degli uffici a diretto contatto con il pubblico, alle forze dell’ordine e al personale operante nei servizi sanitari che sono più spesso  a contatto diretto con l* cittadin*, sia offerta la formazione e/o l’aggiornamento necessari per trattare con rispetto e professionalità l* cittadin* LGBTQIA+, al fine di prevenire trattamenti discriminatori nelle Pubbliche Amministrazioni. Chiediamo, inoltre, che il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca dispensi fondi specifici e incoraggi  progetti di ricerca concernenti studi di genere e queer studies.

Rete RE.A.DY

La rete Re.a.dy (Rete Anti Discriminazione per le Pubbliche Amministrazioni) è un’iniziativa diffusasi dal Comune  di Torino che prevede la condivisione, tra le pubbliche amministrazioni aderenti, di buone prassi riguardo le  discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e l’identità di genere. Far parte della Rete non comporta alcun  onere economico ma solo l’impegno di organizzare, una volta l’anno, un evento volto alla sensibilizzazione e alla  divulgazione dei temi trattati dalla Rete.
Premesso che la Regione Friuli Venezia Giulia, il Comune di Udine e il Comune di Trieste hanno fatto parte della rete  Re.a.dy fino all’insediamento degli attuali governi, i quali hanno sancito l’uscita dal circuito senza fornire nemmeno  un valido motivo, esigiamo che la Regione, i Comuni di Udine e Trieste tornino ad aderire alla Rete RE.A.DY per lo  scambio di buone pratiche nella lotta alle discriminazioni. Sollecitiamo inoltre che vi aderiscano i Comuni della regione  che non avessero ancora deciso di farlo.

Garanzia di tutele persone LGBTQIA+ in tutta l’UE

Negli ultimi anni le varie istituzioni internazionali hanno fatto passi da gigante nel rispetto delle libertà e dei diritti delle  persone LGBTQIA+ nel mondo. È proprio grazie alle Istituzioni Europee quali il Parlamento Europeo, la Commissione  Europea e il Consiglio d’Europa che conosciamo la difficile situazione delle persone LGBTQIA+ in Polonia o la grave  violazione dei diritti delle persone trans in Ungheria. Ma queste organizzazioni internazionali, insieme ad altre, non si sono solo soffermate a rendere note le violazioni dei diritti e delle libertà delle persone LGBTQIA+, ma hanno anche  ammonito pubblicamente paesi che operano ledendo i diritti fondamentali delle persone LGBTQIA+. Chiediamo che le Istituzioni Europee continuino a battersi affinché le persone LGBTQIA+ possano godere degli  stessi diritti e delle stese libertà su tutto il territorio dell’Unione Europea, senza distinzioni da paese a paese. Gli  esempi di vari stati europei che violano le libertà e la dignità delle persone sono ben conosciuti e fin troppo attuali.  Non possiamo permetterci un’Unione Europea a più livelli di diritti, dove una persona LGBTQIA+ è al sicuro e libera  di essere e amare in un paese, ma non appena oltrepassa il confine queste stesse libertà diventano ragione di  discriminazione e pericolo. Ogni cittadin* europe* deve poter essere liber* di godere delle libertà e dei diritti su tutto  il territorio Europeo, senza distinzioni né paure. Il motto dell’Unione Europea recita “uniti nella diversità”: anche noi  ci battiamo per un mondo dove le diversità ci arricchiscono e nel quale queste ultime dovrebbero essere viste come  valore aggiunto e non come agente discriminante.

Rispetto della laicità dello Stato

Esigiamo che lo Stato italiano garantisca la laicità dei suoi organi affinché nessuna confessione religiosa dell*  funzionari* possa imporre un modello comportamentale, dettare scelte politiche o influenzare scelte giudiziarie che  giustifichino pratiche sociali o atti discriminatori.
Chiediamo inoltre che gli enti pubblici ribadiscano la propria indipendenza dalle religioni spogliandosi dei simboli di  culto, come ad esempio i crocefissi nelle scuole, che attentano tanto contro la laicità dello stato quanto al diritto alla libertà religiosa.

Rispetto del bi-multilinguismo in regione

Chiediamo che venga rispettato e implementato il bi-multilinguismo come previsto dalla legge. Il bi-multilinguismo è  parte caratterizzante della nostra Regione ed è uno dei motivi che la rendono Regione Autonoma. Il rispetto per la  multiculturalità e le differenze passa anche attraverso la lingua.
Troppo spesso siamo testimoni di segnaletica stradale non bi-multilingue o altri casi di traduzioni palesemente  sbagliate, per non parlare dei comunicati degli enti pubblici e dei testi prodotti dai servizi pubblici che sono spesso  e volentieri testi tradotti con vari motori di ricerca e risultano insensati e pieni di errori. Seppure negli ultimi anni  siano stati fatti molti passi avanti verso un rispetto maggiore nei confronti delle varie minoranze linguistiche che  compongono la nostra Regione, questi sforzi non bastano. Non si può continuare a imputare a ragioni economiche la  mancanza e la bassa qualità delle traduzioni. Siamo una terra composta da tante realtà e minoranze. Il rispetto del bi multilinguismo deve diventare la base di partenza sulla quale costruire dei ponti. Troppo spesso assistiamo ad esempi  di vandalismo dove le scritte slovene e friulane vengono macchiate e nascoste. Questi sono rimasugli di fascismo, di  una società che ha paura della diversità e la combatte piuttosto che accoglierla e che non si rende conto di quanto la  diversità la accresca.

Garanzie e tutele del benessere e la salute

Diritto alla salute psicologica, emotiva e mentale

Riteniamo che la salute emotiva e psicologica, come parte essenziale del diritto alla salute, sia un diritto inalienabile di tutte le persone e che debba essere garantita per tutt* l’accessibilità agli strumenti per tutelarla. Per troppo a lungo il nostro Stato e le altre istituzioni che ci governano hanno ignorato la questione dell’accessibilità  alla salute psicologica, emotiva e mentale, creando delle grosse disparità a livello sociale. Queste problematiche sono  accentuate per quanto riguarda la comunità LGBTQIA+, che, come le altre minoranze sociali, risente di uno stigma specifico legato al clima discriminatorio della nostra cultura.
Sottolineiamo anche come troppo spesso l* espert* del settore presenti sia nella rete pubblica che in quella privata  non siano format* adeguatamente per potersi approcciare alle problematiche e ai bisogni delle minoranze sociali, fra  cui la comunità LGBTQIA+.
Pertanto chiediamo che siano potenziati gli strumenti attuali che dovrebbero garantire l’accesso alla salute psicologica  e che l* espert* di questo settore vengano preventivamente format* sulle tematiche LGBTQIA+. Garanzia dei diritti LGBTQIA+ in ambito penitenziario.
Chiediamo che l* detenut* transgender vengano ospitat* nelle sezioni dedicate al proprio genere di elezione  e non al genere anagrafico.
Chiediamo anche che si garantisca il benessere psico-fisico dell* carcerat* LGBTQIA+, favorendo iniziative  di informazione e sensibilizzazione per dipendenti e carcerat* al fine di prevenire situazioni discriminatorie,  attivando campagne informative sulle MIST e applicando piani attuativi di prevenzione della violenza di radice  omolesbobitransnegativa.

Coordinamento regionale IST e prevenzione strategica

La comunità LGBTQIA+ lotta per una sessualità libera, consapevole e informata per la quale i reparti IST delle  Aziende Sanitarie presenti in Regione giocano un ruolo chiave.
Per questo sollecitiamo la Regione Friuli-Venezia Giulia affinché aumenti i finanziamenti a tali reparti, specialmente per quanto riguarda la prevenzione.
Chiediamo alla Regione Friuli-Venezia Giulia che siano create, finanziate, attivate e coordinate nuove campagne  pubbliche di informazione sulle infezioni da HIV e sulle infezioni a trasmissione sessuale in generale, e che sia  promosso su larga scala il preservativo come strumento di prevenzione contro le IST.
Richiediamo che si crei un coordinamento regionale dei reparti IST delle Aziende Sanitarie regionali con il proposito di offrire un servizio più efficiente e realizzare la prevenzione in modo strategico; chiediamo anche che la Regione Friuli Venezia Giulia conceda al Centro di Malattie Sessualmente Trasmissibili di Gorizia il riconoscimento, alla luce  della sua eccellenza nella prassi e nella accoglienza dell* pazienti, di centro capofila del richiesto coordinamento. Sollecitiamo inoltre un ampliamento dei servizi di prevenzione: che sia esteso e generalizzato il regime di anonimato  e gratuità dei test per le IST più comuni come gonorrea, epatiti e sifilide, e che il servizio sia offerto con maggiore  visibilità; che sia promosso il test rapido per l’HIV; che sia offerto attivamente il test HIV community-based in luoghi  non convenzionali in ottica CBvCT (Community-Based voluntary Counselling and Testing) e secondo il protocollo HIV  CoBATEST a popolazioni maggiormente esposte all’HIV (MSM – Maschi che fanno sesso con Maschi, IDU – chi usa  droghe iniettabili e Migranti); che sia ampliata la gratuità del vaccino dell’HPV.

Depatologizzazione della transessualità

Esigiamo che tutti i manuali diagnostici e le associazioni di professionisti della salute rimuovano il Transgenderismo,  la Transessualità o la Disforia di Genere dalla lista delle malattie mentali, seguendo l’esempio dell’Organizzazione  Mondiale della Sanità.

Garanzia della reperibilità e della gratuità dei servizi medici per persone transessuali, transgender e non-binarie

Chiediamo che gli interventi di rettifica chirurgica dei caratteri sessuali secondari siano trattati dal Ministero della  Salute con pari dignità e urgenza rispetto a tutti gli altri interventi chirurgici e che le persone transgender, transessuali  e non-binarie non debbano più aspettare anni per essere sottoposte alle operazioni perché considerate interventi  estetici.
Chiediamo inoltre che gli interventi di rimozione della barba e dei peli del petto e della schiena per le donne  transessuali o transgender siano coperti dal Sistema Sanitario Nazionale e non debbano gravare sulle finanze delle  singole persone.

Depatologizzazione dell’intersessualità

Chiediamo che lo Stato italiano depatologizzi le varianti delle caratteristiche sessuali all’interno di linee guida e protocolli medici e che accetti l’intersessualità come variante naturale della fisiologia genitale.

Chirurgie correttive dell’intersessualità

Chiediamo che lo Stato impedisca, dichiarandole illegali, le mutilazioni genitali e le cosiddette chirurgie correttive alla  nascita che costringono le persone intersex dentro un’etichetta decisa arbitrariamente dall* medic*, etichetta che  potrebbe non rispecchiare né l’identità né la fisiologia della persona giunta alla sua maturità. Qualsiasi intervento chirurgico o farmacologico volto a normalizzare un corpo che non rientra nelle tipiche nozioni  binarie del maschile o femminile dev’essere permesso solo dopo aver ottenuto il consenso informato della persona  interessata.

Garanzie interruzione di gravidanza e cure riproduttive

Esigiamo che siano potenziati i consultori del territorio per garantire l’accesso alle cure e all’interruzione volontaria di gravidanza. Chiediamo inoltre che venga abolita la possibilità da parte del personale medico e sanitario di  avvalersi dell’obiezione di coscienza o che sia per lo meno sempre garantito in ogni ospedale un numero di medic* e  infermier* non obiettor* congruo ad assicurare il servizio di interruzione della gravidanza in qualsiasi momento entro i  limiti imposti dalla normativa vigente.

Garanzie per i richiedenti asilo

Chiediamo che venga garantita sul territorio l’erogazione di servizi speciali di accoglienza per chi richiede la protezione internazionale ed è portator* di esigenze particolari; questi servizi sono previsti dalle apposite normative  nazionali ed europee anche per le persone LGBTQIA+ perseguitate nel loro paese d’origine a causa del loro  orientamento sessuale o della loro identità di genere.
Chiediamo inoltre che non vengano tagliati i fondi destinati all’accoglienza, che sia garantito alle ONG di poter  prestare la loro opera nelle diverse fasi del processo di accoglienza, che venga ripristinato il modello dell’accoglienza  diffusa, un modello dimostratosi virtuoso per l’integrazione nel tessuto sociale locale ed emulato in molte altre città. Esigiamo che vengano immediatamente smantellati i CPR, che sono una forma di detenzione che viola la dignità  umana, a cominciare da quello ubicato a Gradisca d’Isonzo.

Garanzia di diritti per le persone anziane LGBTQIA+

Le persone LGBTQIA+ senior sono tendenzialmente invisibili e la solitudine involontaria per costoro ha una doppia  matrice: la discriminazione sulla base dell’età e quella basata sull’identità sessuale. La prima, già diffusa nella nostra  società, ha un rilievo ancor più particolare nella comunità e nella cultura LGBTQIA+, specialmente nell’ambiente  maschile e per i grandi adulti over 50 che si avviano alla terza età. La seconda porta con sé peculiarità che cambiano  fisionomia in base alla maggiore o minore confidenza con cui l’individu* socializza la propria identità sessuale; a ciò si aggiunge la fragilità potenziale di un supporto sociale che in Italia si basa spesso sui legami famigliari di sangue, più inclini a sgretolarsi per le persone anziane LGBTQIA+ senza discendenti. Chiediamo che l* caregivers  e le organizzazioni che lavorano nell’invecchiamento attivo abbiano fra le proprie competenze una formazione  specifica e una conoscenza approfondita delle peculiarità della condizione di persona anziana appartenente alla  comunità LGBTQIA+.

Garanzia di diritti per le persone LGBTQIA+ con disabilità

Chiediamo che nei centri e nelle strutture protette sia garantita alle persone con disabilità, a prescindere dal proprio  orientamento sessuale e dalla propria identità di genere, una completa educazione all’affettività e alla sessualità.  Chiediamo, inoltre, che venga legalizzata e tutelata la figura dell* operator* all’emotività, affettività e sessualità per persone con disabilità (OEAS).

Centro permanente antiviolenza LGBTQIA+

Chiediamo alla Regione Friuli-Venezia Giulia la creazione e il finanziamento stabile di un centro permanente  antiviolenza regionale che accolga e fornisca servizi di assistenza alle vittime di violenza omolesbobitransfobica  e comprenda anche l’istituzione di una casa rifugio temporaneo per persone LGBTQIA+ che abbiano subito  discriminazioni o violenze, fisiche o verbali, dove possano rifugiarsi e vivere temporaneamente in mancanza di un  alloggio che garantisca loro sicurezza e integrità, mentre ricevono l’assistenza necessaria per rimettersi in piede.

Garanzia dei diritti all’autonomia delle donne

Chiediamo che venga rispettata la libertà di scelta e la libertà di autodeterminazione rispetto alla vita sessuale,  riproduttiva e affettiva di tutt*. Per questo motivo chiediamo che cessino gli attacchi all’autodeterminazione delle  donne, gli interventi legislativi volti a rendere più difficile e oneroso il divorzio e le leggi che rendono l’affidamento  dell* figli* delle coppie separate più difficile e traumatico per motivi ideologici; chiediamo che non si discuta alcun  intervento normativo che ostacoli o renda più difficile o onerosa l’interruzione volontaria di gravidanza, riduca le risorse  per le istituzioni e le associazioni che si occupano di assistenza e salute delle donne, reiteri e rafforzi l’ideologia  eteropatriarcale che impone alle donne di essere madri e mogli.

Per noi minoranze è giunto ancora una volta il momento di far fronte comune, di stringerci insieme e lottare  per salvaguardare i diritti e le vittorie per cui l* nostr* antenat* hanno combattuto, di conquistare infine  il riconoscimento di quei diritti che ancora ci sono negati, affinché possiamo tramandarli alle prossime  generazioni.

Adesso, perseveriamo nelle nostre rivendicazioni perché il mondo sia un posto sicuro per chiunque.
Adesso, battiamoci affinché nessun* debba più subire oppressioni.

Adesso. Insieme. Sconfiniamo i diritti!

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