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L’Associazione FVG Pride ODV , con il supporto e in collaborazione con numerose realtà del territorio regionale, indice tramite questo manifesto il sesto Pride del Friuli Venezia Giulia, che culminerà nella marcia finale a Udine il 26 settembre 2026.

Il manifesto politico che accompagna la manifestazione è il risultato di un percorso corale di ascolto e partecipazione: l’associazione FVG Pride ha infatti scelto di rinnovare il proprio documento programmatico attraverso una serie di assemblee pubbliche diffuse sul territorio.

È in questo processo democratico e dal basso che la comunità LGBTQIAPK+ del Friuli Venezia Giulia ha trovato voce, definendo un testo che vuole oggi essere lo specchio attuale e radicale delle nostre battaglie quotidiane.

Tornare a Udine, a nove anni dal primo storico Pride regionale del 2017, non è per noi un semplice esercizio di memoria, ma un atto di riappropriazione politica e affettiva: torniamo nella città che ci ha vistɜ nascere e dove per la prima volta abbiamo misurato la nostra forza collettiva in questa regione, per ribadire che, nonostante il clima di restaurazione che respiriamo, le nostre radici sono profonde e la nostra voce non si è affievolita.

Il nostro motto multilingue “Affrontando il clima ostile” – Brut timp, ma cumbinin! Soočanje s sovražno klimo – non è solo una constatazione delle avversità climatiche, ma una dichiarazione di resistenza: abitare le intemperie della storia a schiena dritta, opponendo la cura dei corpi alla violenza della repressione. La scelta della data del 26 settembre è, in questo senso, la nostra prima rivendicazione politica. In un’epoca segnata da un’emergenza climatica che non è più una minaccia futura ma una violenta realtà presente, manifestare a fine settembre, rinunciando alla cornice estiva del Pride Month, è infatti un atto di cura collettiva e radicale: rifiutiamo di esporre i corpi della nostra comunità a temperature che, negli ultimi anni, non costituiscono solo dati statistici, ma barriere architettoniche naturali che impediscono la partecipazione di persone anziane, disabili, e di tutte le soggettività più fragili. Rifiutiamo la logica della performance ad ogni costo e scegliamo di prenderci cura dell’accessibilità dei nostri spazi, convintɜ che non sia l’estetica stagionale a riempire le piazze, ma la forza di un manifesto politico che mette la cura di tuttɜ al primo posto.

Il “clima” che abitiamo è quello di un mondo sull’orlo del baratro, dove le strategie di guerra globale e la repressione del dissenso si alimentano a vicenda in una spirale di violenza senza precedenti. Mentre, a livello internazionale, l’escalation militare tra Stati Uniti, Israele e Iran infiamma l’Asia Occidentale, colpendo uffici politici e infrastrutture civili fino a minacciare un blocco energetico mondiale, assistiamo con orrore alla normalizzazione della morte come strumento diplomatico e al consolidarsi di regimi che utilizzano i corpi delle donne e delle persone queer come campi di battaglia ideologici. In questo scenario di distruzione, denunciamo con forza l’uso strumentale delle nostre esistenze: il pink e queerwashing di Israele, che sventola bandiere arcobaleno tra le macerie di Gaza e sulle avanzate in Libano, sono cinici tentativi di legittimare l’oppressione coloniale attraverso un’apparente superiorità dei diritti. Non c’è orgoglio possibile sotto i bombardamenti, né esiste liberazione queer che possa prescindere dalla liberazione dei popoli e dalla fine di ogni apartheid.

Questa pulsione bellica si riflette specularmente nelle politiche interne, dove il controllo dei confini e il cosiddetto “ordine pubblico” diventano pretesti per erodere le libertà fondamentali. Ne è un ignobile esempio l’approvazione del Decreto Sicurezza, che introduce fermi preventivi e sorveglianza discrezionale, trasformando chiunque manifesti il proprio dissenso in un bersaglio della polizia. Si tratta di un attacco diretto alla democrazia che si intreccia a una crociata ideologica globale contro le nostre esistenze: dalla rimozione dei simboli di Stonewall e la cancellazione delle parole “transgender” e “non binary” dai database scientifici negli USA, fino ai tentativi, tutti europei, di blindare il concetto di famiglia per via referendaria o di difendere pratiche di conversione violente in nome di una distorta libertà di espressione. Se in Ungheria il dissenso antifascista e le identità non binarie finiscono letteralmente in catene, come nel caso dellə nostrə compagnə Maja T., noi rispondiamo rivendicando la nostra invisibilità come una forza d’urto.

Anche nella nostra regione, la Giunta Fedriga continua a distinguersi per un’ostilità silente ma pervasiva: dal persistente rifiuto di patrocinare le nostre iniziative, considerate “divisive”, alla mancanza di fondi per le nostre attività di prevezione del bullismo omolesbobiatransfobico, le istituzioni regionali sembrano voler ignorare che la cittadinanza è composta anche da noi.

In questo panorama di discriminazione, odio e restrizione delle libertà, l’associazione FVG Pride ODV sente il dovere di radicalizzare la propria analisi intersezionale: ribadiamo che la proliferazione di queste derive autoritarie, razziste e omolesbobiatransfobiche non è un errore del sistema, ma la prova della “buona riuscita” di un capitalismo tardo-imperiale che sopravvive dividendo i subalterni e gerarchizzando la marginalità. Per sua definizione, il capitalismo si basa sull’accumulo e sull’espropriazione della ricchezza; lo sfruttamento del capitale umano e naturale è il terreno in cui germoglia l’odio per le minoranze. Forzare i corpi entro costrutti sociali nelle categorie del “naturale desiderabile” e del “difforme mostruoso” serve solo a mantenerne il controllo e a garantire che l’1% più ricco detenga metà della ricchezza mondiale, mentre il resto della popolazione lotta per la sopravvivenza. Per questo l’intersezionalità e l’anticapitalismo sono i nostri valori cardine: adottiamo con orgoglio l’acronimo LGBTQIAPK+, includendo le soggettività poliamorose e le comunità kink/BDSM, perché ogni desiderio sottratto alla norma è un atto di sabotaggio al sistema e perché vogliamo che ogni lettera sia uno spazio di visibilità e una rivendicazione di dignità contro ogni forma di stigma.

Torniamo a Udine per trasformare la nostra preoccupazione in azione collettiva. Davanti a una politica internazionale, nazionale e regionale che ignora sistematicamente le nostre istanze, noi rispondiamo con la presenza fisica dei nostri corpi non conformi. Pretendiamo cambiamenti strutturali: scuole libere da pregiudizi, sanità che non patologizzi le identità trans*, tutela per tutte le famiglie e la fine dello sfruttamento dei corpi e dei territori.

Scendiamo in piazza perché siamo una comunità che non smette di rivendicare la propria bellezza prismatica e la propria rabbia, convintɜ che dallo sconforto e dall’aridità a cui vorrebbero condannarci, faremo nascere i nostri fiori migliori.

Per un mondo equo, antifascista, decoloniale e sempre più fieramente queer, FVG Pride chiede:

 

Ora e ancora rabbia trans*

Riconoscere e tutelare l’autodeterminazione, combattere le discriminazioni e garantire diritti alle soggettività più marginalizzate è essenziale per costruire una società giusta. Chiediamo il pieno riconoscimento dell’autodeterminazione delle persone trans*, svincolando la rettifica anagrafica dalla necessità di un giudizio nelle aule di tribunale. Rifiutiamo l’idea che l’identità di una persona debba essere oggetto di un processo o della validazione di un giudice per essere legittimata: chiediamo che la rettifica sia un atto basato sull’autodeterminazione e sul vissuto della persona. Esigiamo che i documenti d’identità vengano aggiornati per riflettere il genere anziché il sesso, introducendo una terza opzione non binaria e ponendo fine alla costante violazione della privacy che l’attuale sistema impone.

Denunciamo la mancanza di strutture pubbliche adeguate e chiediamo la copertura dei costi dei percorsi di affermazione, oltre alla formazione specifica del personale medico. Ogni Ente Pubblico, comprese le Università, deve inoltre garantire l’identità alias per il proprio personale e per lɜ studentɜ con procedure semplici e accessibili, escludendo l’obbligo di diagnosi o certificazioni mediche, affinché il diritto al nome d’elezione sia immediato e non patologizzante.

Il pieno riconoscimento dell’identità si misura anche nell’accesso ai diritti civili: l’abolizione delle file separate per genere ai seggi elettorali è stata una conquista importante contro i coming out forzati. Resta tuttavia necessario garantire che ogni persona possa esercitare il diritto di voto con documenti coerenti con la propria identità, accelerando il superamento delle attuali barriere burocratiche.

Infine, nonostante la rimozione del “transgenderismo” dalla lista delle malattie mentali (ICD-11), notiamo che moltɜ professionistɜ della salute non hanno ancora abbandonato approcci patologizzanti. Pretendiamo un cambiamento radicale della pratica di cura seguendo l’esempio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità: è tempo di adottare un modello affermativo che valorizzi la libera e consapevole autodeterminazione, senza che le scelte personali debbano dipendere da autorizzazioni o perizie esterne.

 

Parlare di tuttɜ, parlare a tuttɜ

Il rispetto e l’inclusione delle identità si manifesta anche nel linguaggio, strumento potente per contrastare patriarcato, disuguaglianze e discriminazioni. Chiediamo che le istituzioni adottino un linguaggio ampio nei documenti e nelle comunicazioni ufficiali. È necessario promuovere percorsi di formazione nelle scuole al fine di utilizzare una comunicazione inclusiva che possa prevenire forme d’odio basate su provenienza, religione, sesso, genere, orientamento sessuale e condizione di disabilità. In Friuli Venezia Giulia, questo impegno si lega anche alla tutela delle pluralità linguistiche presenti sul nostro territorio: il bi-multilinguismo non è solo un obbligo normativo, ma un principio imprescindibile, da incentivare e proteggere contro ogni forma di intolleranza verso le lingue slovena e friulana.

 

Sui nostri corpi sia fatta la nostra volontà

Rivendichiamo il diritto alla piena autodeterminazione dei corpi e a condizioni materiali che ne garantiscano dignità, salute e libertà. Affermiamo che la liberazione dei corpi passa anche dal superamento degli standard estetici e dei costrutti sociali oppressivi che producono esclusione e gerarchie.

Rivendichiamo per le persone grasse il diritto a un’assistenza sanitaria libera da pregiudizi e a pari opportunità lavorative, denunciando la grassofobia e la grassonegatività come forme di oppressione intersezionale, intrecciate a dinamiche razziste, classiste e abiliste. Rifiutiamo modelli corporei imposti, che associano la magrezza al valore sociale e riproducono un’estetica dominante bianca e occidentale, e respingiamo ogni forma di speculazione che capitalizza sulle insicurezze.

Chiediamo l’accesso gratuito ai dispositivi igienici mestruali nei luoghi di istruzione e di lavoro, l’abolizione totale dell’IV A su tali beni e l’istituzione del congedo mestruale, come parte di un più ampio impegno per la giustizia mestruale. È necessario investire nella formazione del personale sanitario e nella ricerca sulle condizioni sanitarie dei corpi mestruanti, così come promuovere campagne informative e percorsi educativi che contribuiscano a de-stigmatizzare le mestruazioni.

 

Giù le mani dalle nostre famiglie

Riconosciamo e rivendichiamo la piena dignità della pluralità delle famiglie, delle relazioni affettive e dei percorsi di genitorialità, chiedendo il riconoscimento alla nascita dellɜ genitorɜ nelle famiglie omogenitoriali, il diritto all’adozione piena per lɜ genitorɜ intenzionali e una riforma complessiva delle adozioni accessibile a tutte le persone, indipendentemente da orientamento sessuale, identità di genere o stato civile. È necessario superare ogni distinzione giuridica tra coppie e garantire la piena trascrizione dei matrimoni tra persone dello stesso genere celebrati all’estero, riformando integralmente il Codice Civile per istituire il matrimonio egualitario e riconoscere anche le relazioni poliamorose e le non-monogamie etiche.

Chiediamo inoltre politiche strutturali di sostegno alle famiglie LGBTQIAPK+, servizi educativi accessibili e congedi parentali egualitari. Pretendiamo la formazione del personale educativo e scolastico ai diversi tipi di famiglia ed equa rappresentazione dei molteplici modelli di famiglia.

Rivendichiamo il diritto all’autodeterminazione nei percorsi riproduttivi, ci opponiamo alla criminalizzazione della gestazione per altrɜ e sosteniamo un accesso che sia regolamentato e rispettoso della dignità di tutte le parti. Allo stesso tempo, chiediamo che venga garantito l’accesso libero e regolamentato alla procreazione medicalmente assistita a tutte le persone.

 

Stufɜ di essere pazienti

Rivendichiamo il diritto alla salute psicologica, emotiva e mentale come parte integrante del benessere di tuttɜ senza discriminazioni, esigendo strategie sistemiche che garantiscano un accesso ai servizi sociosanitari universale, gratuito e non patologizzante, basato sul consenso informato e sulla depatologizzazione delle identità di genere. Sollecitiamo la Regione Friuli Venezia Giulia a potenziare i reparti per le infezioni sessualmente trasmissibili (IST), individuando nel Centro MST di Gorizia l’ente capofila per un coordinamento strategico tra professionistɜ e Associazioni del territorio. Chiediamo che la Regione assicuri la gratuità e la diffusione capillare dei mezzi di protezione barriera e delle profilassi alternative (PrEP e PEP), promuovendo campagne di testing community-based (CBvCT) rivolte prioritariamente alla popolazione maggiormente esposta, tra cui MSM, persone che usano sostanze per via iniettiva (IDU), sex workers e persone migranti. Esigiamo inoltre l’estensione della gratuità del vaccino HPV a tutta la popolazione e il rafforzamento di politiche di riduzione del danno che superino ogni approccio colpevolizzante in favore della salute collettiva. Contestualmente, denunciamo gli ostacoli all’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza (IVG), chiedendo la piena applicazione della Legge 194/78, il pieno e libero accesso alla IVG farmacologica, il potenziamento dei consultori, la limitazione dell’obiezione di coscienza, la presenza di personale formato e non giudicante, libero da pressioni esterne, e una formazione adeguata sulle tematiche LGBTQIAPK+, affinché siano tutelati pienamente i diritti riproduttivi anche nei percorsi di affermazione di genere.

Rivendichiamo l’introduzione di un divieto legislativo contro le pratiche di chirurgia “correttiva” e ogni intervento medico non vitale sulle persone nate con VCS (Variazioni delle Caratteristiche Sessuali), al fine di tutelare l’integrità fisica dellɜ minori da binarismi arbitrari. Parallelamente, pretendiamo che le persone trans* e non-binary possano accedere a percorsi di affermazione gratuiti e de-burocratizzati, ponendo fine alle violenze istituzionali e garantendo che le terapie ormonali e chirurgiche siano trattate con la stessa dignità e urgenza di ogni altro intervento sanitario. Pretendiamo, infine, che le Aziende Sanitarie istituiscano una formazione obbligatoria, intersezionale e depatologizzante sull’approccio allɜ pazienti LGBTQIAPK+, coordinata con gli ordini professionali e le realtà associative, per sradicare ogni forma di pregiudizio sistemico dai luoghi della cura. Tale formazione deve prevedere anche percorsi di invecchiamento dignitosi, assicurando che l’accesso a RSA e strutture di assistenza rispetti l’identità di genere e le storie personali, contrastando la solitudine e l’invisibilizzazione delle persone anziane della nostra comunità.

 

Che genere di scuola?

Denunciamo con preoccupazione l’assenza di percorsi di educazione affettiva e sessuale obbligatori a livello nazionale e il noto DDL Valditara sul consenso informato, che ne limita ulteriormente l’accesso, subordinando al consenso scritto delle famiglie e rendendo disomogenei e frammentati i percorsi formativi. Chiediamo che nel Piano Triennale dell’Offerta Formativa (PTOF) di ogni scuola pubblica sia garantita una vera educazione all’affettività, alla sessualità, al consenso e alle differenze, attuata di concerto con i soggetti competenti, e una formazione continua e qualificata per il personale scolastico, educativo e amministrativo. Ricordiamo alla Regione FVG che il progetto “A scuola per conoscerci” è stato il perfetto esempio di questa buona pratica: esigiamo che venga rifinanziato, con maggiori fondi e una diffusione capillare sul territorio. Rivendichiamo l’istituzione di un servizio psicologico scolastico strutturato e permanente che superi la logica degli attuali sportelli saltuari, garantendo una presenza fissa nell’organico di ogni istituto.

 

Sex work is work

Il sex work deve essere decriminalizzato e occorrono politiche di contrasto allo stigma. Chiediamo una revisione strutturale della Legge Merlin: denunciamo come il reato di “favoreggiamento” venga oggi utilizzato per criminalizzare l’autorganizzazione, il mutuo aiuto e la condivisione di spazi sicuri, isolando di fatto lɜ sex workers e privandolɜ della possibilità di gestire il proprio lavoro in autonomia e sicurezza. È necessario garantire allɜ sex workers migranti accesso alla giustizia e ai documenti, sottraendolɜ alla clandestinità. È fondamentale riconoscere il diritto alla genitorialità e assicurare servizi medico-sanitari accessibili per la prevenzione e la gestione delle MST, per la PrEP e per le terapie ormonali.

Evidenziamo infine quanto l’inserimento lavorativo delle persone trans* sia ancora caratterizzato da forti discriminazioni: il caso di Cloe Bianco ne è un triste esempio. A subirne le conseguenze peggiori sono inoltre le persone trans* sex worker e migranti sex worker, che si trovano ad affrontare ulteriori gradi di marginalizzazione.

 

Diritti al punto

Rivendichiamo un quadro legislativo e istituzionale che garantisca piena parità, dignità, tutela e autodeterminazione delle persone LGBTQIAPK+ e chiediamo l’adozione di azioni concrete contro la violenza e la discriminazione. Condanniamo le cosiddette “terapie riparative” o di conversione e ne chiediamo il divieto esplicito.

Esigiamo uno Stato pienamente laico: la rimozione dei simboli religiosi dagli spazi pubblici e una riforma dell’8×1000 che destini le quote non espresse esclusivamente allo Stato a sostegno dei servizi pubblici. I diritti devono trovare applicazione concreta in tutti gli ambiti istituzionali. Nel sistema penitenziario ciò significa rispetto dell’identità di genere, accesso alla salute e al supporto psicologico, percorsi reali di reinserimento, formazione obbligatoria del personale e prevenzione delle discriminazioni.

La violenza di genere va affrontata con politiche strutturali: educazione, prevenzione e trasformazione culturale. Chiediamo sostegno alle vittime e alle realtà territoriali, raccolta di dati accessibili e piena parità di accesso a lavoro, sanità e istruzione, respingendo ogni imposizione eteropatriarcale.

Denunciamo le contraddizioni del sistema d’asilo italiano, che ostacola il riconoscimento della protezione internazionale ed espone le persone LGBTQIAPK+ a rimpatri forzati e a sfruttamento. Chiediamo servizi di accoglienza specializzati, il rispetto delle linee guida internazionali nelle Commissioni Territoriali, strutture e fondi adeguati per l’accoglienza diffusa e libertà operativa per le ONG nei soccorsi. Rivendichiamo l’abolizione dei CPR, a partire da quello di Gradisca d’Isonzo, e la restituzione di dignità e tutela alle persone detenute.

Rivendichiamo tutele per le persone LGBTQIAPK+ anziane, per le persone disabili e neurodivergenti, attraverso accessibilità universale e servizi adeguati. Difendiamo il diritto all’affettività e alla sessualità, contro ogni forma di infantilizzazione. Affermiamo il diritto all’autodeterminazione nel fine vita, chiedendo l’accesso al suicidio assistito, senza accanimento terapeutico né percorsi giudiziari imposti.

 

Guai a chi ci tocca!

Riconosciamo che le diverse forme di oppressione e violenza di genere affondano le radici nella stessa cultura patriarcale e machista. Pretendiamo il rafforzamento e il finanziamento stabile della rete dei centri antiviolenza, delle case rifugio e dei servizi antidiscriminazione, con particolare attenzione alle esigenze della comunità LGBTQIAPK+. È fondamentale anche garantire una formazione adeguata alle figure istituzionali coinvolte nella gestione dei casi di violenza, affinché siano in grado di intervenire con competenza, sensibilità e rispetto.

 

Cambia il clima? Cambi il sistema

Pretendiamo azioni concrete e politiche efficaci per il contrasto al cambiamento climatico da parte di Istituzioni e imprese di ogni livello. È necessario orientare la transizione ecologica secondo il principio della just transition, ovvero integrando gli obiettivi ambientali con la giustizia sociale.

 

Liberɜ tuttɜ

Riconosciamo come pari tutti gli esseri senzienti e ci uniamo alle battaglie delle associazioni per realizzare un Pride quanto più possibile vegano, antispecista e inclusivo. Siamo contro ogni forma di incarceramento, tortura, sfruttamento, consumo e sterminio animale. Rifiutiamo il privilegio che presume la superiorità assoluta della specie umana rispetto agli altri animali e alla natura tutta.

 

La resistenza non si arresta

FVG Pride condanna e ripudia la guerra come strumento di oppressione. Sosteniamo la causa del popolo palestinese e il suo diritto all’autodeterminazione, condannando il genocidio commesso dall’entità sionista. Chiediamo alla Regione FVG, alle Università e agli enti locali di rescindere ogni contratto e collaborazione con le istituzioni e le aziende legate all’entità sionista. Riteniamo doverosa la condanna di ogni forma di guerra e violenza imperialista, di cui quella iraniana ne è l’ultimo esempio. Denunciamo con fermezza la crescente repressione del dissenso e l’uso sproporzionato della forza (come avvenuto a Udine il 14 ottobre 2025, Torino e Milano). Pretendiamo l’introduzione del codice identificativo per le forze dell’ordine, la fine della militarizzazione dello spazio pubblico e l’eliminazione di ogni pratica burocratica che ostacola il libero diritto di manifestare.